C’è un momento, in una palestra che profuma di sudore e gomma, in cui il tempo decide di prendersi una pausa. Siamo vicino al Forum di Assago, dove l’aria di Milano incrocia i destini olimpici di Cortina, ma il nastro dobbiamo riavvolgerlo. Una gara rinviata, un'attesa messianica per un recupero che non è solo una partita, è un’epopea. È il Mi3 contro il Crazy Volley Rozzano Orange. E se pensate che sia solo pallavolo, beh, non avete guardato bene gli occhi di questi ragazzi.
Il Primo Set: L’equilibrio sottile
Si comincia in un clima di studio, quasi scacchistico. Le squadre si annusano, si sfidano punto su punto, in una progressione che sembra scritta da un matematico ossessivo: 4-4, poi 9-9. È un corpo a corpo dove nessuno vuole indietreggiare di un millimetro. Si arriva sul 23-23 e senti che l’aria si fa densa, quasi irrespirabile. Ma qui, in questo preciso istante, il Mi3 trova il colpo di reni, quel guizzo che separa chi vince da chi deve inseguire. 25-23. Gli Orange incassano, ma è solo il primo capitolo di un romanzo che promette di essere lunghissimo.
Il Secondo Set: La tempesta Orange
Poi, succede qualcosa. Gli Orange rientrano in campo con un’elettricità diversa, una ferocia agonistica che rasenta la perfezione. Iniziano a martellare come se non ci fosse un domani. Il tabellone recita 2-7, poi 3-10, fino a quel parziale che sembra un’allucinazione collettiva: 10-20. È una sinfonia di schiacciate e difese impossibili. E proprio sul finire, sale in cattedra la gioventù: Pagotto, un Under con il ghiaccio nelle vene, decide che è il momento di chiudere i conti. Prende il volo, braccio armato da posto 4, e scaglia una diagonale che fulmina il taraflex. 15-25. Pareggio.
Il Terzo Set: Dragonetti, l’uomo del destino
Il terzo parziale è il regno di un uomo solo: Dragonetti. Se cercate la definizione di "dominio", guardate i suoi 9 muri punto totali. È ovunque. Gli avversari saltano e trovano le sue mani, sempre lì, come una sentenza. Rozzano scappa ancora: 4-7, 12-18, 14-22. Non c’è spazio per le repliche del Mi3, soffocato da una pressione costante. Chitoni e Gobbi iniziano a scaldare i motori, portando mattoni pesantissimi alla causa. Si chiude 17-25. Il sorpasso è servito, e il Crazy Volley sembra avere in mano le chiavi della città.
Il Quarto Set: Il ritorno del Mi3
Ma la pallavolo è uno sport diabolico, lo sanno tutti. Il quarto set è un’altalena russa. Rozzano parte bene, 1-4, ma il Mi3 ha l’orgoglio e non ci sta a finire così. Rimontano, sorpassano sul 15-12, e da lì inizia una guerra di trincea. 18-17, 21-20, 23-22. Ogni punto pesa quintali. Gli Orange provano a ricucire fino al 24-23, ma il destino ha deciso che questa storia deve passare per il rito pagano del tie-break. Un altro 25-23 per i padroni di casa. Tutto da rifare. Il sipario si alza per l’ultimo atto.
Il Tie-Break: Il cuore oltre l'ostacolo
Il quinto set non è per i deboli di cuore. È qui che emergono le storie nelle storie. C’è Ospite, che gioca con un corpo che gli urla di fermarsi, martoriato dai problemi fisici, ma lui non ascolta. Sull’8-8, quando la palla scotta e i polmoni bruciano, lui trova tre punti che sono pura poesia della volontà. Dragonetti chiude la sua personale contesa con Mi3 a quota 50 punti complessivi tra i due match. Rozzano scappa: 9-12, 10-15. La parola fine la scrive il gruppo. Finisce con una gioia incontenibile e qualche scintilla di troppo che però sfuma subito: perché per il Crazy, il volley è altro.
L’Intervista: Il Vangelo secondo Sudati
Coach, in una partita così "folle", come ha mantenuto la calma nel momento decisivo? "Siamo stati bravi a non perdere l'anima. Nel quinto set, quando eravamo sull'8-8, ho guardato i ragazzi negli occhi. Ho visto la fatica di Ospite, che ha fatto qualcosa di eroico, e la solidità di Dragonetti. Abbiamo smesso di pensare al set perso e abbiamo ricominciato a giocare con la gioia dei folli. Quella è stata la chiave. e poi la notizia, il libero "bomber" Padovani dopo 2 partite a punto è rimasto a secco."
Questa squadra sembra avere un’identità profonda, quasi spirituale. Essere "Crazy" è una condanna o una benedizione? "È la nostra benedizione. Essere 'Crazy' significa accettare che molti di questi ragazzi non avevano mai visto questa categoria prima d’ora. Significa partire per salvarsi e trovarsi settimi su quattordici squadre. Significa superare infortuni, assenze pesanti, colpi bassi della sorte. Siamo una squadra nuova che ha imparato a soffrire insieme."
Un pensiero finale su questa stagione che va in archivio. "Il primo pensiero è per il nostro TM Campi: gli auguriamo di tornare presto, ci è mancato in queste ultime battaglie. Poi c'è il bilancio sportivo, che è assolutamente positivo. Ma oltre i numeri, c'è l'umano. Ho detto ai ragazzi: 'Sono fiero di voi'. E non è una frase fatta. È la verità di chi ha visto un gruppo diventare squadra tra mille tempeste."




