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1^ Black: Le Tigri non mollano mai e ribaltano Ad Astra

1^ Black: Le Tigri non mollano mai e ribaltano Ad Astra

Trasferta lunga, di quelle che già alla partenza ti mettono addosso la malinconia del viandante padano e il sospetto che la sorte, quella matta e disperatissima, voglia giocarti qualche scherzo balordo.

Dall’altra parte della rete, un’Ad Astra che pareva la solita squadra di provincia: bonaria in volto, ma cattiva come un rospo quando sente odore di impresa. Una di quelle sere, insomma, in cui l’epica ti tende la mano. E i nostri del Crazy, neroarancio come la pece e l’ambra, l’hanno afferrata.

Già dal primo set si capiva che la partita sarebbe stata una di quelle battaglie “punta e spunta”, come diceva mio nonno in quel del Pavese. Ogni palla diventava un debito che qualcuno doveva pur saldare. E lo saldava, sovente, il solo e indomito Oba Martinelli, che si ergeva – più bronzo di Riace che giocatore – a vessillifero della tribù rozzanese. Vantaggi inevitabili, cardiopalma assicurato, e Crazy che la sfanga 25-27 col fiatone, come un barcùn che riesce a non ribaltarsi sull’onda finale.

Nel secondo set, però, i nostri Maestri Jedi – perché così li chiamano e così si sentono – si presentano molli come polenta riscaldata. Quattro punti sotto dopo un amen (4-0), e la sicurezza neroarancio evapora come la nebbia quando arriva il föhn. Set di rincorsa perpetua, somari dietro alla carota senza mai riuscire a morderla. La ricezione franata come un argine mal tenuto regala agli avversari il parziale più facile della loro vita sportiva.

Il terzo, poi, manco a dirlo: entra Di Loreto per Meroni ma la musica resta un valzer stonato. Ricezioni che paiono bestemmie al buon senso, attacchi scontati come i saldi di fine stagione. Gli avversari, pittoreschi ma mai così ringalluzziti, prosperano a rete come rane dopo un temporale estivo. Difesa che fa acqua, attacco svaporato: il Crazy è un corpo in disarmo. Il set finisce senza brividi: i sestesi già assaporano il gusto zuccherino dell’impresa, come bocia col panettone.

Cambio campo. Silenzio. Respironi lunghi. Quel tipico momento lombardo in cui uno si guarda allo specchio e dice: “Ossignur, adess basta ciapà su.” Ed è proprio lì che la baracca rozzanese si raddrizza. Meroni rientra e pare quello dei tempi eroici, Vaini diventa un muro che nemmeno Annibale con gli elefanti, e il Crazy scappa via come una lepre di brughiera. I cambi avversari non servono a un tubo: la Forza – quella con la F maiuscola, direbbe un poeta jedi – scorre nei nostri giocatori che si portano a casa un tie break che fino a dieci minuti prima sembrava una bestemmia alla logica.

E ormai la nave è lanciata, e chi la ferma più? Il tie break è una sinfonia neroarancio: 1-8 al cambio campo, roba che neanche nelle saghe nordiche. E per chiudere la faccenda, Oba sgancia un razzo terra-aria: roba da registrare all’UNESCO sotto la voce “patrimonio dello sport esplosivo”. Si chiude 8-15, tutti a fare festa e a ringraziare i santi protettori delle rimonte disperate.

Martedì, però, niente panettoni: arriva il Plesios di Vimodrone, tra le candidate al trono del girone. Sarà dura, sarà bella: ma al PalaCrazy, se il tifo fa tremare le lamiere come ai vecchi tempi, i nostri potranno continuare a farsi belli lassù in cima, almeno fino a Natale. E magari oltre, ché sognare, in Lombardia, costa ancora poco.

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