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Al PalaCrazy è la notte delle tigri: la 1^ Black azzanna il Vicus!

Al PalaCrazy è la notte delle tigri: la 1^ Black azzanna il Vicus!

Ci sono sere, figlioli, in cui la sorte si mette il tabarro e ti volta le spalle come un oste brianzolo dopo l’ultima mescita; e altre, rare come le nebbie buone sul Naviglio, in cui i pianeti si mettono in fila come i barconi sul Po e la grazia scende in palestra a benedire anche il più sghembo dei palleggiatori. “L’è propri inscì”, direbbe il vecchio della Bassa. E la notte di giovedì, contro il Vicus Vimercate, è stata di quelle in cui perfino i santi si sono messi a fare muro.

Al PalaCrazy — che non sarà il Maracanã, ma quando ribolle pare il mercato di Porta Ticinese — arrivavano i vimercatesi con la boria di chi all’andata aveva fatto il bello e il cattivo tempo, menando sberle in ogni fondamentale. Ma il Crazy, che pareva dato per spacciato come un cavallo zoppo alla fiera di Codogno, ha tirato fuori una voglia di rivalsa da far tremare i teloni.

Il primo set è stato un minuetto un po’ zoppo: il Vicus a menare le danze, i nostri a inseguire con la lingua di fuori. Sul più bello, zac, lo strappo: 21-25, e arrivederci. Ma al cambio campo, tra i neroarancio, girava una convinzione antica come il riso in pentola: “el früt l’è lì, basta allungà la man”. Serviva ordine, e un filo di cattiveria in attacco, quella che non si insegna ma si annusa.

E infatti, nel secondo set, la musica cambia come quando entra la banda al paese. Il Crazy prende il largo con una distribuzione sapiente del capitano Casati, che smista palloni come un sensale di bestiame alla fiera di Sant’Alessandro. Attacco equilibrato, difesa che ringhia, e via: 25-19, con i vimercatesi a guardarsi negli occhi come chi ha perso il treno.

Nel terzo, la storia si ripete, ma con più pepe. Gallo, rimesso nel suo ruolo d’opposto, gioca una partita che definire “di grazia” è dir poco: pareva toccato dalla mano di San Siro, ogni palla una frustata, ogni attacco un avviso di sfratto. Gli ospiti cambiano uomini come si cambiano i cavalli in salita, ma niente: i rozzanesi sono in serata e non perdonano. Quando poi arriva il rosso al libero gialloblù, è come vedere l’ultimo lume spegnersi nella cascina. 25-22 e avanti tutta.

Il quarto set, però, è roba da uomini veri, di quelli che mangiano pane e nervi. Il Vicus si rianima, prende vantaggio, e il Crazy accusa il colpo: gambe pesanti, testa che gira come una giostra a fine fiera. Ma qui si vede la pasta. Coach Marca pesca dalla panchina come un pescatore sul Ticino, e qualcosa si muove. A muro, Vaini si fa gigante, una diga sul fiume in piena.

Eppure, i vimercatesi arrivano a tre set point: 21-24. Lì, signori, succede quel che i cronisti di una volta chiamavano “epica da cortile lombardo”. Il Crazy si chiude a testuggine, una roba che nemmeno le legioni di Cesare. Palla su palla, muro su muro, si mangiano tutto: cinque set point annullati, come se niente fosse. E poi, al primo spiraglio, il colpo di grazia: Meroni al servizio, ace secco sul libero avversario, ancora caldo di nervi. Sipario.

Esultanza? Roba da far tremare i vetri, come quando il Milan di Rivera faceva innamorare anche i preti. Tre punti che nessuno si aspettava, ma che adesso tengono aperto uno spiraglio, piccolo ma vivo, per un terzo posto che sa di impresa.

E giovedì si torna al PalaCrazy, contro il Volley Team Pioltello: perché, come si dice dalle nostre parti, “fin che gh’è fià, gh’è speranza”. E questa squadra, di fiato, ne ha ancora parecchio.

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