Batticuore Orange: Rimonta Epica e Tre Volte 24-26
Immaginate una scatola di fiammiferi accesa in una stanza piena di dinamite. Ecco, il palazzetto dell’Ascor Bettolino, l'altra sera, era esattamente questo. Un luogo dove la fisica ha smesso di avere senso e dove il tempo si è fermato per tre volte consecutive sullo stesso, identico, beffardo punteggio.
Signore e signori, mettetevi comodi. Questa non è cronaca sportiva. Questo è il racconto di come il Crazy Volley Orange ha deciso di sfidare il destino e di uscirne vivo.
Il Primo Atto: La Tempesta (25-19)
L’inizio è un’esecuzione. L’Ascor entra in campo con la precisione di un orologiaio svizzero e la cattiveria di un pugile d’altri tempi. Quel 4-0 iniziale non è un parziale, è una dichiarazione d’intenti. A metà set il tabellone recita 16-8. Gli Orange sembrano naufraghi in mezzo all'oceano, travolti dalle onde di un tifo avversario che ruggisce, che spinge, che vuole chiudere la pratica. Il primo set scivola via, 25-19. Sembra finita. Ma è qui che inizia la magia.
La Trilogia del Destino: 24-26
Quello che succede dopo appartiene alla mitologia della pallavolo. Tre set. Tre battaglie sanguinose. Tre finali identici.
Nel secondo set, gli Orange capiscono che per vincere devono sporcarsi le mani. Dragonetti e Chitoni iniziano a martellare come se non ci fosse un domani, mettendo a terra 18 punti ciascuno. Un’intesa che rasenta la telepatia. L’Ascor risponde colpo su colpo, sorpassa sul finale, ma sul 24-24 accade l'imponderabile: il Crazy Volley trova una risorsa nervosa sconosciuta. 24-26.
Il terzo set è un valzer sull'orlo dell'abisso. 8-8, 14-16, 21-21. Ogni pallone pesa come un macigno. Qui sale in cattedra Tommaso Ospite, che firma 17 punti pesantissimi, giocando con una freddezza che non appartiene a questo mondo. Ancora una volta, il finale è un thriller: 24-26. Due a uno Orange.
Ma il capolavoro, il non plus ultra della follia agonistica, arriva nel quarto set. L’Ascor parte con un parziale di 7-0. Avete capito bene. Sotto di sette punti, in un palazzetto che è diventato una bolgia infernale. Chiunque avrebbe mollato. Non loro. I ragazzi di Sudati prendono quell'urlo dei tifosi avversari, lo scompongono, lo masticano e lo trasformano in adrenalina pura. Rimontano centimetro dopo centimetro fino al 13-14. Poi è una sequenza da infarto: 20-20, 23-23, 24-24. E per la terza volta, il sipario cala sul 24-26.
I numeri della banda
A tirare giù il palazzo ci hanno pensato tre tipi che stasera vedevano il canestro (o meglio, il taraflex) grande come una vasca da bagno:
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Dragonetti e Chitoni: 18 punti a testa. Due martelli che non hanno avuto pietà.
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Tommaso Ospite: 17 punti. Uno che di "ospite" stasera aveva solo il nome, perché in campo ha fatto il padrone di casa.
Il Confessionale: Coach Sudati tra le stelle e il reparto di cardiologia
A fine gara, Coach Sudati non parla. Respira. Guarda il soffitto come se cercasse una spiegazione divina a quello che ha appena visto. Poi, con quella voce carica di chi ha attraversato il deserto, si concede ai microfoni:
"Guardatemi. Ho le mani che tremano ancora. Quello che hanno fatto questi ragazzi stasera sfugge a qualsiasi logica tattica. Quel 7-0 nel quarto set? In quel momento ho visto il baratro. Ma è lì che è successo qualcosa di mistico. Invece di farsi schiacciare dal tifo assordante dell'Ascor, i ragazzi lo hanno usato. Lo hanno 'incanalato', come se quel rumore fosse benzina per il loro motore. Non hanno mollato un centimetro, hanno difeso palloni che erano già a terra."
"Vincere tre set di fila sul 24-26... beh, è un test da sforzo che non auguro a nessuno. La forza mentale di questo gruppo è stata commovente, ma il prezzo da pagare è alto. Ho già chiamato il mio medico: lunedì mattina, ore otto, ho una visita cardiologica. Voglio che mi controllino ogni singola valvola, perché stasera il mio cuore ha fatto dei giri che non sono previsti dal libretto d'istruzioni. Se sopravvivo a questa stagione, posso allenare ovunque, anche su Marte."
Un finale epico. Una vittoria che resterà scritta nelle pareti di quella palestra. Perché il Crazy Volley Orange non ha solo vinto una partita; ha vinto una guerra contro l'impossibile.




