Sotto Shock a Rho: Il Crazy Volley Orange si ferma dopo un set di speranza
Immaginate una palestra a Rho. Un luogo che non è solo una palestra, ma un crocevia di destini, un teatro di cemento dove l’aria è densa, quasi solida. Il Crazy Volley Orange arriva lì con il peso di un’andata che è stata un monologo del Gio.Issa, un 3-0 che ancora risuona nelle orecchie come un disco rotto. Ma la serata, vedete, ha già deciso il suo spartito. C’è questo dettaglio, questo non-detto: varchi la soglia e capisci che il vento non soffia per te. È tutto storto. È tutto "off".
Atto I: La Genesi del Dubbio
Si parte. E per un attimo, solo per un battito di ciglia, sembra esserci equilibrio. 3-3. Ma è un’illusione ottica, una Fata Morgana nel deserto della partita. Rho inizia a tessere la sua tela. 9-6, 15-11. Gli Orange cercano un appiglio, una maniglia nel buio, arrivano al 21-16, ma i padroni di casa hanno un altro passo. Chiudono 25-17. È il primo schiaffo, quello che ti ricorda dove sei.
Atto II: L'Eclissi della Logica
Poi, accade l'imponderabile. Il secondo set è una pagina di letteratura russa: sofferenza e redenzione. Sotto 3-1, il Crazy decide di ribaltare il tavolo. 6-8, 8-13. È una sinfonia diversa. La palla scotta, ma i ragazzi in maglia Orange la trattano con una cura commovente. Rho prova a tornare sotto, 17-20, 20-23, sentono il fiato sul collo. Ma il Crazy non trema. 21-25. Pareggio. In quel momento, nel silenzio di Rho, senti il battito di un cuore che ci crede ancora.
Atto III & IV: Il Crepuscolo degli Idoli
Ma lo sport, amici miei, è un dio crudele. Il terzo set è un blackout. Non un calo di tensione, proprio un ritorno all'età della pietra. 6-1, 13-6. Rho riprende il comando con la ferocia di chi non vuole lasciare prigionieri. Finisce 25-15. E il quarto? Il quarto è il de profundis. 5-3, 10-5, 17-9. È una lenta discesa verso l'inevitabile. Il Crazy è rimasto negli spogliatoi del secondo set, prigioniero di quel sogno durato venticinque punti. Il tabellone recita 25-12. Cala il sipario. 3-1.
Il "Sudati-pensiero": Oltre la rete
«Ma sì, guardiamoci in faccia. Ci sono quelle sere che varchi la soglia e capisci che l'antifona è sbagliata. Non è questione di schemi, è che proprio la palestra ti guarda male. A Rho, poi, pare che abbiano messo il nastro adesivo sulle nostre scarpe e le ali a quelle degli altri.
Il primo set? Un riscaldamento prolungato, solo che i punti li facevano loro. Poi, nel secondo, è successo quel miracolo che ogni tanto capita anche a noi: ci siamo svegliati. Abbiamo iniziato a giocare a pallavolo, quella vera, quella dove la palla cade dove dici tu e non dove vuole la gravità. Un 21-25 che mi ha fatto dire: "Vedi che allora siamo vivi?".
Poi però, sul più bello, abbiamo deciso che avevamo dato abbastanza per la gloria. Il terzo e il quarto set sono stati come guardare un film di cui conosci già il finale, e il finale non è bello. Loro picchiavano, noi stavamo lì a chiederci se avevamo chiuso il gas a casa. Un 25-15 e un 25-12 che pesano come un lunedì mattina in ufficio.
Diciamo che se all'andata era stata una batosta, stavolta abbiamo aggiunto un capitolo di speranza, subito cancellato da un finale da dimenticare. Torniamo a casa, puliamoci le ginocchia e cerchiamo di ricordarci come abbiamo fatto a vincere quel secondo set. Perché il volley è così: un momento sei un leone, il momento dopo sei lì che cerchi di capire da che parte è girata la rete.
Pazienza, vorrà dire che la prossima volta entreremo in palestra col piede giusto. O almeno col sorriso meno amaro.»




