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1^ Orange: il Pro Volley finisce sotto l'albero

1^ Orange: il Pro Volley finisce sotto l'albero

Rozzano. Fuori c’è quella pioggia fastidiosa che ti entra nelle ossa e ti fa rimpiangere di non essere nato ai Tropici, ma dentro la palestra della Prima Divisione Orange del Crazy Volley l’aria scotta. È l’ultima recita prima di Natale, quella dove solitamente i giocatori hanno già la testa al cenone e le gambe pesanti come panettoni artigianali. Invece no.

Il Match: Cronaca di un assedio annunciato

Il primo set è una roba che fa quasi tenerezza. Il Pro Volley Abbiategrasso entra in campo con la stessa convinzione di un pedone che prova ad attraversare la tangenziale nell'ora di punta. Il Crazy Volley, invece, gira che è un piacere: palla su, palla giù, punto. 25-14. Rapido, indolore, quasi spietato.

Nel secondo parziale la musica non cambia, cambiano solo le facce degli avversari, sempre più lunghe. Un 25-15 che somiglia tanto a una pratica catastale evasa in tempo record. Il pubblico comincia a chiedersi se valga la pena restare o se sia meglio andare a cercare un parcheggio meno creativo. Ma il bello deve ancora venire.

Il terzo set è quello della "dignità ritrovata" per Abbiategrasso. Si mettono lì, iniziano a difendere anche con le sopracciglia e arrivano fino a quota 21. C’è stata una fase in cui sembrava che la partita potesse allungarsi, un po’ come i discorsi dei parenti a tavola. Ma poi è salito in cattedra il protagonista della serata.

Chitoni: L’uomo che non sapeva sbagliare

Parliamo di Chitoni. Ecco, se la pallavolo fosse un romanzo giallo, lui sarebbe quello che entra nella stanza, accende la luce e risolve tutto quando gli altri brancolano nel buio. 18 punti totali, ma è nel terzo set che ha deciso di esagerare: 10 punti personali. Praticamente ha fatto tutto lui, mentre gli altri guardavano ammirati come si fa a mettere la palla dove il nastro non arriva e il muro avversario è solo un lontano ricordo. Una prestazione da MVP che ti fa riconciliare col biglietto pagato, o con la serata al freddo.

Il Vivaio e la Salute: Roba da non credere

Ma la vera notizia, quella che Beppe avrebbe sottolineato con un sorriso sornione, è la comparsa dei "ragazzini". Tre Under convocati e, miracolo dei miracoli, tutti e tre buttati nella mischia. Non per perdere tempo, eh. Hanno giocato sul serio, con quella sfrontatezza tipica di chi non ha ancora capito che la vita è complicata. Hanno saltato, hanno difeso e hanno dimostrato che il vivaio Orange non è solo un nome sulla carta, ma gente in carne, ossa e ginocchiere.

E per chiudere in bellezza, la nota medica: l'infermeria. Di solito a questo punto della stagione sembra la corsia di un ospedale di frontiera. Invece stavolta, niente. Nessun nuovo ingresso. Tutti sani, tutti interi. Una roba che a Natale vale più di un cesto gastronomico con lo zampone buono.

Quattro chiacchiere con Coach Sudati: "Il panettone? Solo se saltano bene"

Coach, un 3-0 che è sceso giù pulito come un bicchiere di bianco fermo. Soddisfatto? «Ma sì, diciamo che i ragazzi hanno capito l'antifona. Gli avevo detto che se volevano le vacanze dovevano sbrigarsi in campo. Hanno preso alla lettera la faccenda: i primi due set sono stati una roba rapida, quasi chirurgica. Abbiategrasso cercava il pallone, noi avevamo già fatto il punto. C'è di peggio nella vita, no?»

Parliamo di Chitoni. Nel terzo set ne ha messi dieci. Gli avete dato del cherosene durante il cambio campo? «Chitoni è un tipo strano, nel senso buono del termine. Nel terzo set sembrava avesse un appuntamento galante subito dopo la doccia. Ha deciso che la palla doveva toccare terra sempre dalla parte degli altri. Diciotto punti totali, dieci nel finale... se continua così, il prossimo regalo di Natale glielo deve fare direttamente il Comune, mica io.»

Si è vista parecchia "linea verde" stasera. Tre Under in campo e nessuno che chiedesse l'aiuto da casa. «Questa è la cosa che mi scoccia meno della serata, se mi passi il termine. Li abbiamo buttati dentro perché se lo meritano, mica per fare beneficenza. Hanno giocato, hanno sporcato le ginocchiere e non hanno fatto danni. Per un allenatore è come trovare un biglietto da cinquanta euro in una giacca vecchia: una bella sorpresa che ti sistema la giornata.»

Nota medica: infermeria deserta. Un miracolo natalizio? «Guarda, vederli uscire tutti sulle loro gambe e senza borse del ghiaccio appese addosso è il miglior regalo possibile. Di solito a dicembre l'infermeria sembra la sala d'attesa delle poste il lunedì mattina. Invece stavolta niente. Meglio così, almeno a Natale mangiano tranquilli senza dover fare fisioterapia tra un primo e un secondo.»

E adesso, Coach? Panettone o allenamento punitivo? «Ma quale punitivo... Adesso ci fermiamo un attimo. Gli ho detto di godersi le feste, ma con moderazione. Se al rientro trovo qualcuno che pesa tre chili in più e salta come un ferro da stiro, il panettone glielo faccio vedere solo in fotografia. Auguri a tutti, eh. Anche agli arbitri, va'.»

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