1^ Orange: tra debuttanti e infortuni, a Legnano è notte fonda.
Quando vai in trasferta e sei già azzoppato dalla sfortuna, devi fare il triplo della fatica. E se fai il triplo della fatica e torni a casa con un pugno di mosche, ti resta solo l'amaro in bocca che non te lo togli manco con il digestivo.
È finita 3 a 1 per il Kolbe Legnano (25-14, 23-25, 25-22, 26-24). Una mazzata che fa male più per come è arrivata che per il risultato in sé.
La Prima Orange del Crazy Volley si è presentata al Palakolbe con le mutande buone lasciate a casa. Eravamo subito con la coperta corta: out per infortunio gente che sposta gli equilibri come Ospite e Bertolesi. Giocatori che fanno la differenza tra il pareggio e la sconfitta. Se non altro, c'era il ritorno in campo di quel bravo ragazzo di Chitoni, uno che il campo lo sente. E poi, la nota lieta, l'unica che salva la serata: il debutto di due volti nuovi, il pischello Gobbi Leonardo (dieci punti, mica bruscolini per un esordiente!), Claudio Resmini e il secondo ingresso di Luca Invernizzi. Insomma, si giocava con una squadra a metà, e l'altra metà era quella del futuro.
Primo Set: L'Umiliazione e i Quattro Soldi (25-14)
Il primo parziale è stato di una bruttezza sconcertante, una roba da far venir voglia di spegnere la luce e fischiare l'autogol. Le nostre tigri, in campo, sembravano un turista che ha sbagliato strada. IL Kolbe è andato subito in fuga, roba che a metà del guado eravamo già affondati: 8-4, poi 16-6. Un divario che non è un divario, è una voragine. Il Kolbe ha chiuso 25-14. Una disfatta in piena regola. Se l'arbitro avesse dato cinque minuti di riposo, avremmo potuto mandarli tutti a prendere un caffè.
Secondo Set: L'Illusionista che Ti Fa Credere (23-25)
E invece, nel secondo, è successo il miracolo, l'illusione ottica che ti frega sempre. Il Crazy si è ricordato di saper giocare. Siamo partiti avanti, 8-4, 16-12. Sembrava che l'aria fosse cambiata, che i ragazzi avessero ritrovato la bussola.
Ma attento, lettore, che la pallavolo è uno sport da traditori. Il Kolbe è tornato sotto, piano piano, come i ladri nella notte: 19-19. La paura ci ha stretto alla gola. Loro sul 21-19, e tu pensi: ecco, l'abbiamo buttata via. E invece, con un colpo di coda che non so da dove sia arrivato, con una disperazione santa, abbiamo chiuso 25-23. Un set, un punto, e la sensazione che, forse, non era ancora finita. Il Crazy, quando vuole, c'è.
Terzo Set: La Rincorsa Stroncata (25-22)
Il terzo è stato il set del peccato veniale. Quello in cui provi a restare agganciato, ma la corda ti scivola dalle mani. Legnano scappa via (21-16). Loro avanti, noi a rincorrere con la lingua a penzoloni. La rimonta s'è tentata, col cuore e col fegato, ma la palla è rotonda e non gira per i disperati. 25-22 Legnano. Un set che ci lascia l'amaro in bocca, quello del "quasi". E quel "quasi" nella vita non vale niente.
Quarto Set: L'Agonia che Dura Troppo (26-24)
E arriviamo all'ultimo atto. Quello che ti taglia le gambe e ti rompe i pezzi. Sotto subito 7-10, poi il baratro, 8-15. La partita era finita.
Ma in questo scenario di sconfitta annunciata, arriva il dramma vero. Cerrato si rompe. Ssi infortuna durante la gara. La coperta del Crazy è diventata un fazzoletto. L'avevamo già corta, ora è un ritaglio.
Nonostante fossimo in riserva assoluta, il Kolbe arriva sul 24-20. Quattro palle match. E lì, accade l'inspiegabile. L'orgoglio. La disperazione. Il Crazy Volley Orange tira fuori quattro punti di fila. 24-24. Il miracolo a portata di mano, il tie-break era lì, con una squadra in rottura prolungata.
E invece no. Due punti. Due colpi di Legnano, e il set finisce 26-24. Fine della storia.
Morale della favola? Il Crazy è una squadra che gioca col cuore, ma perde col fegato. Torna a casa con un infortunato in più (Cerrato) e tre punti persi. E questo è il peggiore dei 3 a 1 possibili. Inutile illudersi: quando la sfortuna ti ama così tanto, non ti lascia scampo.
Torniamo a casa, con i complimenti per il coraggio, che in classifica non valgono un tubo.
'Allenatore del Crazy: "Vincere? Ormai speriamo solo di finire in sei."
Legnano. L'allenatore del Crazy Volley Orange – coach Sudati – si presenta davanti ai microfoni con la faccia di uno che ha appena scoperto che la moglie gli ha prosciugato il conto corrente. Non parla, sputa sentenze. Il 3 a 1 incassato dal Kolbe Legnano brucia, ma brucia di più l'infermeria.
"Guardate, io non so più cosa dire. Non è che abbiamo perso, è che siamo un ospedale che ha provato a giocare a pallavolo. Quando vedi Ospite seduto in panchina a fare il motivatore con la spalla che fischia, e poi Cerrato che ti si rompe in diretta nel quarto set, capisci che la sfortuna non è cieca, è proprio accanita contro di noi."
Il Mister si aggiusta gli occhiali, nervosamente.
"Il primo set? Non lo commento. Siamo entrati con la testa sotto il cuscino. 25-14. Una roba che ti fa venire voglia di vendere il club e darsi all'allevamento di lumache. Almeno quelle non si infortunano. Il secondo, ok, l'abbiamo vinto. Ma l'abbiamo vinto con la disperazione, non con la lucidità. E la disperazione non è un modulo di gioco che puoi allenare."
Poi, il focus si sposta sulla beffa finale. La rimonta dal 24-20 al 24-24, vanificata in due punti.
"Quarto set. Eravamo morti, rassegnati. Loro sul 24-20. E lì, i ragazzi tirano fuori l'orgoglio. Fanno 24-24. Ma cosa succede dopo? Niente. Due palloni, due stupidaggini, e l'abbiamo buttata via. Eravamo a un passo dal tie-break, con Cerrato fuori e Ospite in borghese. E non l'abbiamo presa. Questo è il problema del Crazy: non sappiamo chiudere il colpo. Sappiamo soffrire, sappiamo illuderci, ma quando devi mettere il timbro finale, ci trema la mano."
Il Mister si alza, fa per andarsene, ma si volta.
"L'unica nota che mi salva da un esaurimento nervoso sono l'esordio di Gobbi e Resmini, la seconda presenza di Invernizzi e il ritorno di Chitoni. Vuol dire che i ragazzi per domani ci sono. Ma oggi, ragazzi, è stata dura. Lunedi prossimo non facciamo allenamento, facciamo una riunione con l'ortopedico. Ormai, il mio unico obiettivo non è vincere, è sperare di finire la partita in sei."
E con questa amara verità, l'allenatore lascia la sala stampa, diretto, presumibilmente, verso un bar che serve alcolici molto forti.




